Cerotti per le vesciche: 6 euro e 80 con Mastercard.
Un pomeriggio passato con gli amici a distogliere la mente da brutti pensieri non ha prezzo.

La notizia della morte di Welby è stata resa nota alle ore 7.00, circa, da Marco Pannella, ai microfoni di Radio Radicale durante la trasmissione “Stampa e Regime” condotta da Massimo Bordin e successivamente, meglio specificata durante una conferenza stampa dell’Associazione Luca Coscioni tenuta - alle 11.15 - dall’On. Marco Cappato (segretario dell’Associazione Coscioni) e a cui hanno partecipato il dottor. M. Ricci (membro di Consulta di bioetica onlus), medico anestesista che ha dato corso alla richiesta di Piergiorgio, assieme a Carla Welby (sorella di Piergiorgio), Rita Bernardini (Segret. Radicali Italiani), Emma Bonino, Maria Antonietta Coscioni e l’On. Marco Pannella.
Dal sito di Radio Radicale si apprende pure che nel corso della giornata di oggi, 21 dicembre, M. Cappato e M. Riccio sono stati sentiti a Roma dalla Digos come persone informate sui fatti.
Come cellula di Sellia Marina dell’Associazione Luca Coscioni” per prima cosa sentiamo la necessità essere idealmente vicini, in questo difficile momento, alla moglie Mina, alla mamma di Piergiorgio e alla sorella Carla.
Aggiungiamo soltanto un grazie sincero, grazie Piergiorgio Welby per il tuo coraggio e che, da leader radicale, sei riuscito ad unire - trasversalmente - le coscienze dei cittadini in una battaglia di libertà per tutti i “Welby” che vivono in Italia.
La vicenda di Piergiorgio Welby, leader radicale che dal 2002 ha condotto più di una battaglia politica, è divenuta eclatante a seguito del suo video-appello che, il 22 settembre 2006, aveva rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale, raccoglie “il messaggio” di Welby con una lettera inviata in risposta e nella quale invitava – chiaramente – le forze politiche a discutere e a non eludere il dibattito politico sul tema del testamento biologico e sull’eutanasia sollevato da Welby.
A seguito di ciò l’Associazione Luca Coscioni e di cui mi onoro di promuovere una cellula attiva a livello locale, avvia la raccolta delle firme per una Petizione al Parlamento Italiano perché discuta le proposte di legge esistenti in materia di eutanasia e istituisca una indagine parlamentare conoscitiva del fenomeno dell’eutanasia clandestina nel nostro Paese.
Il 23 Ottobre, dopo l’avvio della raccolta delle firme, Welby chiede pubblicamente di poter rinunciare alla terapia della ventilazione assistita previa “sedazione terminale” che gli consenta di non soffrire.
Il 14 Novembre, in una lettera inviata ai Presidenti e ai membri delle Commissioni Sanità e Giustizia di senato e Camera, e per conoscenza, ai Presidenti di entrambi i rami del Parlamento, Piergiorgio Welby scrive che nessuno vuole prendersi la responsabilità di staccare il ventilatore aggiungendo che “l’unica via percorribile resta quella della disobbedienza civile”.
Dal 22 Novembre, dopo l’avvio della raccolta firme e di numerosi incontri-dibattiti nelle grandi Città ma anche in piccoli comuni come il nostro, alla mezzanotte, comincia lo sciopero della fame indetto dall’Associazione Coscioni per sostenere la richiesta di Piergiorgio Welby e per nominare il Comitato Nazionale di bioetica (scaduto da oltre sei mesi) e cui partecipano oltre 700 cittadini e parlamentari.
Lo sciopero della fame, protratto ad oltranza da alcuni esponenti radicali, è poi sospeso dall’Associazione Coscioni di cui Piergiorgio Welby era co-presidente, a seguito dell’avvenuta nomina del CNB da parte di Romano Prodi.
Il primo dicembre scorso i legali di Piergiorgio Welby depositano un ricorso d’urgenza (ex art. 700 cpc) avverso alla risposta negativa del suo medico curante che gli aveva rifiutata la richiesta e volto ad ottenere il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione.
L’11 dicembre, la procura di Roma, in un parere preliminare al ricorso, sostiene che il ricorso è “ammissibile” e “va accolto” nella parte della richiesta di interrompere la ventilazione sotto sedazione ma affermando, nello stesso tempo, la non ammissibilità dello stesso nella parte di richiesta relativa all’”ordinare ai medici di non ripristinare la terapia perché trattasi di una scelta discrezionale affidata al medico”.
Successivamente il Magistrato designato (dott.ssa A. Salvio) sciogliendo le riserve assunte nell’udienza del 12 dicembre, dichiara inammissibile il ricorso pur sostenendo : “può, pertanto, affermarsi che il divieto d’accanimento terapeutico è un principio solidamente basato sui principi costituzionali di tutela della dignità della persona (artt. 2, 13, 32 della Cost.), previsto nel codice di Deontologico Medico, dal Comitato Nazionale di Bioetica, dai trattati internazionali, in particolare dalla Convenzione Europea, nonché condiviso anche in prospettiva morale e religiosa. Esso, tuttavia, sul piano dell’attuazione pratica del corrispondente diritto del paziente ad “esigere” e a “pretendere” che sia cessata una determinata attività medica di mantenimento in vita…“
All’ottantottesimo giorno dall’invio della lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano Piergiorgio Welby ha deciso di lasciare i suoi cari ed ha chiesto al dott. Ricci di interrompere il funzionamento del ventilatore polmonare previa sedazione.
Piergiorgio in questi giorni ha lottato due volte; ha combattuto contro la tortura che stava subendo e ha lottato per conquistare e percorrere tutte le vie della legalità e dello stato di diritto (ricorso alla magistratura compreso) per interrompere il trattamento – quello che lui considerava tortura - della ventilazione assistita che lo manteneva in vita.
Un diritto, questo, riconosciuto agli articoli 13 e 32 della nostra Carta Costituzionale e da molteplici altre fonti di diritto europeo.
La vicenda e la lotta politica di Piergiorgio Welby sono riusciti a produrre un dibattito, sin qui escluso – azzittito – dalla cultura politica del nostro Paese.
E’ anche per questo dobbiamo ringraziare Piergiorgio Welby per il suo coraggio, la sua generosità e la sua determinazione nell’agire da leader politico.
Con la battaglia portata avanti con il proprio corpo, Piergiorgio Welby ha consentito di fare un passo avanti alla vita del diritto del nostro Paese.
Questo dibattito necessario, su questi ed altri temi etici deve proseguire nel nostro Paese perché problemi della società non più rinviabili dalla politica dietro contenitori politici senza contenuti.
Non dobbiamo dimenticare che la battaglia politica di Welby, non si è limitata all’eutanasia e a far discutere su una proposta di legge ma lo ha visto impegnato, nel recente passato, in molte battaglie quali quella per la lotta per il diritto di voto ai disabili durante il referendum sulla legge 40.
La battaglia e le battaglie di libertà di Luca Coscioni prima e di Piergiorgio Welby nell’oggi, sono anche nostre battaglie e continueremo a portarle avanti con la determinazione che Piergiorgio Welby ha saputo insegnarci.
A coloro che dicono “i radicali strumentalizzano il dolore” voglio soltanto ricordare che è stato Welby a scegliere, come avvenne già per Luca, di usare lo strumento offerto dal proprio corpo malato per colpire quella politica – che dalla legge 40 in poi – si dimostra sempre più indifferente ai temi etici e della libertà di ricerca scientifica, di libertà di cura e sulle scelte di fine vita perché troppo spesso vincolata al pensiero delle gerarchie vaticane e terrorizzata dal perdere il consenso dell’elettorato credente.
Voglio ricordare che anche Papa Woytila chiese “lasciatemi andare alla casa del Padre mio”.
Il 20 dicembre ’06 dopo le audizioni delle Commissione Sanità l’On. Marco Cappato, parlamentare europeo radicale e segretario dell’Associazione Luca Coscioni dichiarava:
“Tutta la partitocrazia italiana si è opposta alla indagine conoscitiva sull’eutanasia, proposta dalla petizione di Piergiorgio Welby e sostenuta in Commissione da Rosa nel Pugno e Verdi. La proposta trasmessa dal Presidente Camera Bertinotti, è stata rifiutata persino da Rifondazione comunista (una spaccatura? Una presa in giro?), per non parlare dei compagni del Partito democratico.”
Pure noi – come gruppo di iscritti dell’Associazione Coscioni – ci siamo meravigliati assai della reazione dei partiti a livello Nazionale (la diretta della commissione è stata trasmessa il 19 dicembre) dopo che avevamo visto firmare la Petizione Popolare da numerosi esponenti locali di partiti (soprattutto DS, PDCI, Rifondazione ma non solo).
Speriamo che con la morte di Piergiorgio Welby non muoia anche l’attenzione su questi temi e si ritorni a silenziare o ad eludere il dibattito politico. Quel dibattito serio e necessario – che anche il Presidente Napolitano auspica - su una legge che disciplini i confini delle terapie di sostentamento in vita e il diritto costituzionale di ciascun malato terminale – non più guaribile dalle conoscenze scientifiche - a sospendere o rifiutare le terapie che per lui sono omai diventate insopportabili.
La cellula di Sellia Marina dell’Associazione Luca Coscioni ha contribuito, anche a Sellia Marina e in altri centri calabresi, nei giorni passati, a raccogliere le firme per la Petizione Popolare che chiedeva al Parlamento italiano di affrontare la questione eutanasia; personalmente ho aderito allo sciopero della fame per ventiquattro ore in più riprese e sospendendo la terapia dell’insulina; durante le giornate di mobilitazione straordinaria, contattate telefonicamente dallo scrivente, hanno aderito nove persone (l’elenco è consultabile sul sito www.lucacoscioni.it) di Sellia Marina – in maniera simbol0ica per un giorno.
Il 16 dicembre, Patrizia Aiello, Franco Callipo, Lucia Canigiula, Giovanna Canigiula, Eulalia Galea, Edda Rizzuto, Vittorio Esposito, Nicola Galea, nel nostro piccolo essere cellula di un’associazione “corpo”, a seguito della dichiarazione dell’inammissibilità del ricorso presentato da Welby da parte del Tribunale di Roma, abbiamo contribuito a dare corpo all’iniziativa delle “Veglie per e con Piergiorgio Welby” in tutta Italia organizzando la “nostra piccola veglia per e con Piergiorgio” presso la sala consiliare del Comune di Sellia marina e alla quale hanno aderito simbolicamente – perché impegnati in altre attività - esponenti politici nazionali personalmente contattati (On. Giacomo Mancini della Rosa nel Pugno e l’On. Franco Amendola - Ulivo) oltre che esponenti locali di alcuni partiti come l’ex sindaco – ora consigliere i minoranza - Nino Biamonte (DS), Franco Dardano DS, Piero Granata della locale sezione del PDCI.
Noi che in questa battaglia di libertà non siamo certo i primi a portarne il fardello diretto, abbiamo provato un senso di grande sconforto nell’apprendere il rifiuto - anche della politica - di voler istituire un’indagine parlamentare conoscitiva sulla consistenza del fenomeno dell’eutanasia clandestina nel nostro Paese.
Oggi, a questo senso di sconforto e al dolore per la perdita di un leader politico come Piergiorgio Welby, si somma un senso di incredulità quando ascoltiamo le dichiarazioni dell’On. Volontè (UDC) che, dopo aver consigliato, nei giorni scorsi, la possibilità, per Welby, del suicidio, annuncia di voler chiedere l’arresto del medico che ha interrotto la terapia rifiutata da Piergiorgio e con lui tutta l’Associazione Luca Coscioni ( e magari perché no anche di tutti i parlamentari dei due schieramenti ad essa iscritti ). E allora……… arrestateci tutti!
dal sito di Radio Radicale
Molto raramente affronto temi seri sul blog.
Come potete leggere nel mio profilo qui accanto, io sono atea. E non mi è mai andata giù come la Chiesa si intrometta negli affari di Stato e nei temi di politica sociale.
Il dibattito sulla differenza tra eutanasia e accanimento terapeutico per me non sussiste. L'individuo ha la responsabilità e il dovere di decidere per se stesso.
La legge non deve limitare la libertà di decidere e di autodeterminazione di un individuo, nel momento in cui questa decisione non leda i diritti di qualcun'altro.
NON DIMENTICHIAMO WELBY E TUTTE LE PERSONE CHE VIVONO IL SUO DRAMMA.
] il fidanzato di Trottolina, noto per non formalizzarsi eccessivamente di fronte ad un linguaggio oltraggioso e/o grossolano, ci osserva perplesso e divertito, studiandoci in silenzio.