(Chi è che si unisce gentillmente a me negli auguri al mio fidanzato?!
)
)Poiché l’85% del tempo in cui sono sveglia (o almeno fingo di esserlo) lo passo all’università e il passo successivo ormai sarà chiamare “mamma” l’impiegata della segreteria e papà il barista di fiducia che mi prepara la colazione tutte le mattine, non mi resta che scrivere un post sulla mia ‘famiglia’ accademica, elencando i soprannomi più curiosi dei miei compagni di facoltà. Iniziamo la breve panoramica:
La contadina: fermamente convinta di essere figa, tette in mostra e minigonna giropassera, come direbbe la Littizzetto, è in realtà un discreto cesso. La faccia equina e la grossolanità del fisico ispirano il bucolico nomignolo.
L’uomo più triste del mondo: il nome ne identifica la giovialità e lo spirito vitale. Beccarselo sul treno delle 7 del mattino è una tortura che non auguro a nessuno. No vabbé, a qualcuno l’augurerei pure… (E’ altresì noto presso altri gruppi etnici come “Il selvaggio”).
Shania: marchiata a vita, colpevole solo di aver indossato un paio di volte al primo anno un top maculato rubato dal set del video di That don’t impress me much.
Ciao eh!: detto di ragazza obiettivamente bella e consapevole di esserlo, che per questo motivo centellina i saluti ai comuni mortali come se fossero preziose perle da non gettare a porci irriconoscenti. Annoto scrupolosamente su un’agendina le giornate in cui sono da Lei ritenuta degna della Sua inestimabile considerazione e destinataria di un suo impercettibile e raro cenno di saluto.
Patatino: una sera del primo anno tornando a casa dalla facoltà con dei compagni stavo allegramente deridendo la virilità di questo mio amico (Che strano, io che insulto/prendo per il culo qualcuno! N.d.R.). Ad un certo punto lo apostrofai col nomignolo buliccioso di Patatino. La sua vita da quel giorno cambiò. In pochi oggi ricordano con il suo vero nome. Leggendario.
Diotiprenda: saccente e petulante, fa di tutto per riaffermare la sua superiorità intellettuale in ogni situazione, in particolar modo imperversando con domande a raffica durante le lezioni, il che le trasforma in colloqui privati su argomenti di dubbio interesse tra lui e il prof di turno.
L’uomo scimmia: nerd la cui bruttezza è seconda solo alla sua tracotanza. Suo scopo ultimo nella vita è quello di dimostrare a chiunque lo circondi la sua indiscussa superiorità in ogni campo, in particolare in fatto di programmazione. Particolare che ovviamente lo accomuna al sovracitato Diotiprenda, il quale però è dotato di un curriculum accademico a dir poco impeccabile. Cosa che non si può dire dell’uomo scimmia, il quale infatti ha cominciato l’università contemporaneamente alla sottoscritta ma, tra un autoelogio e l’altro, non ha ancora trovato il tempo di conseguire la laurea triennale. Tiè! 

